Le doppia storia di Anna

Leggete la storia di Anna, e poi leggete dopo. 

Ho letto il suo blog, e la sua richiesta. di conoscere le donne. le racconto la mia storia, decida lei se cosa farne.
ho 50 anni, vivo in una città di provincia del centro Italia, una città come tante. Insegno storia e filosofia in un liceo di monache, e vivo, adesso, nel convento delle monache. Non le dirò la città e il convento per rispetto a queste donne che mi hanno accolto e del cui Ordine entrerò, forse, a far parte.
Ma la mia vita è iniziata in modo diverso e ho vissuto in modo diverso. Ho capito all’Università che piacevo agli uomini e che gli uomini sono facili da manipolare. Cominciai con il mio professore di Filosofia greca, che mi corteggiava di nascosto e in cambio di un 30 finii nel suo letto. Facile, pulito, nessun orgasmo, nessun dolore al cuore. Si ripetè un paio di altre volte, con altri professori (la voce forse si era sparsa), voti alti in cambio di sesso orale : come lo sdoganò Bill Clinton, sesso improprio.
Con i ragazzi miei coetanei non c’erano problemi, storie, storielline, amorini, con il cuore sempre ben chiuso. Lei si domanda come seducono le donne. Con lo sguardo, con le gambe, con le ciglia cariche di mascara che sbattono come quelle di bambi, con l’alito che sa di durban’s : come vuole che seducano le donne?
Trovai lavoro in una grande Azienda del Nord Italia, Ufficio Relazioni con il Pubblico.
Avevo 28 anni, gli uomini non mancavano, un appartamentino da sola, una città eccitante come Milano degl’anni 80.
Tutto era permesso, nessuna morale, discoteche, week end pagati, le donne hanno molte chances, sa? Il sesso senza amore è un genere di lusso, è una bottiglia di champagne, è una striscia di coca, inebriante, al mattino niente che non passi con due aspirine.
Poi successe l’inevitabile, la piccola cosa sciocca che capita agli essere umani, uomini e donne. M’innamorai, di un colombiano, responsabile dell’area Sudamericana dell’Azienda.
Cosa fa una donna per amore? Tutto. S’imbarca su aerei per andare a Parigi per un giorno, crede disperatamente a tutto quello che le viene raccontato, spende cifre folli in biancheria sexy per eccitare il suo uomo, accetta incontri a tre per eccitarlo ancora di più, una vertigine, come guardare dall’alto di un burrone.
Mi liquidò dopo 5 anni con un’email : aveva trovato un lavoro in Colombia, era stufo di viaggiare, la moglie aspettava il terzo figlio, adios.
La mia vita in pezzi. Un esaurimento nervoso, mi sono licenziata, sono tornata a vivere dai miei.
Dopo un paio di anni ho cominciato a frequentare il convento di ……… , insegnavo italiano alle donne filippine, ho parlato a lungo con la Madre Superiora, e mi hanno dato la cattedra al liceo.
Non so più cosa voglia dire indossare un reggicalze, dipingermi le unghie, tingermi i capelli. Non faccio sesso da 15 anni e non mi manca.
Ho lasciato casa dei miei, mi sono trasferita in convento. Lavoro, pago la retta per la stanza e il mangiare. Sto cercando Dio, attraverso i suoi Filosofi.
Guardo le mie alunne, immagino le loro vite, guardo le gambe giovani perfettamente depilate, loro non sanno di me : vedono una prof severa, con i capelli che si stanno ingrigendo, nessuno immagina chi sono stata.
Usi la mia storia, se le pare interessante.

Avete letto? Bene. La storia di A è falsa. Completamente inventata. Da una scrittrice con cui sto conversando via mail, di questo periodo. Come voi, l’ho scoperto dopo, in risposta ad una mia mail. Così mi scrive infatti la scrittrice: 

ecco perchè volevo dirti di fare attenzione. Ho aperto un’email, ho creato un personaggio, una simil storia interessante (che magari si potrebbe sviluppare…) e te l’ho mandata. Tu mi rispondi che è molto interessante, ma Anna è frutto della mia fantasia, è un personaggio che mi sono inventata in una mezz’oretta, ho pensato che una che si ritira dal mondo in seguito ad una delisione d’amore dopo averne viste un po’ di tutti i colori poteva funzionare, c’ho messo il colombiano che è credibile…et voilà, tu l’avresti servita e creduta come una storia vera.

La scrittrice vuole farmi riflettere che i personaggi nascono “dentro di noi”, che questo mio esperimento è un po’ farlocco, facilmente falsabile, e comunque non necessario. 

Perché ho postato tutto questo? Un po’ perché ero curioso di sapere cosa ne pensate voi. Un po’ perché anche questo mi sembra un interessante risultato dell’esperimento.


Perchè?

Francy mi chiede, in un commento ad un post precedente

perchè tutte queste domande? come le hai scelte? a quali tue curiosità corrispondono? da cosa nascono queste tue curiosità?

Ciao Francy

Le domande le ho buttate giù un po’ di getto, ma credo che rispondano ad alcuni miei processi mentali ed ad alcune mie convinzioni.

Come scrivevo in un post precedente, credo che conoscere “il lato oscuro” di una persona (paure e così via) e come questa reagisca ad esso sia molto rivelatore, così come credo che l’influenza dei nostri genitori nel definire la nostra identità sia molto forte, sia in opposizione (“io non sarò mai così!”) che in ammirazione (“vorrei essere così”), e spesso un mix delle due.

“Come ti comporti quando ti piace un ragazzo” risponde un po’ ad una curiosità egoistica e personale (sono assolutamente incapace di capire quando interesso ad una ragazza, e spesso necessito di un’esplicita sillabazione), un po’ a capire i percorsi mentali dell’altra metà del cielo in una situazione in cui non riesco proprio ad figurarmeli. Stesso discorso vale per il sesso visto da un’ottica femminile, nella mia testa c’è il vuoto come ai margini delle mappe antiche, hic sunt leones. Ma se dovessi scrivere di un personaggio femminile, non dovrei averne almeno un’idea? Sia l’attrazione fisica che il sesso vero e proprio sono entrambi motori potenti delle nostre azioni, giusto?

Una cosa volevo dire però, e ringrazio Francy di avermene dato l’occasione.

Queste domande sono solo degli esempi, una traccia per chi non sa dove cominciare. Non vanno seguite alla lettera. Ditemi di voi. Ditemi cosa è importante, e spaventoso, e stupendo. Ditemi tutte quelle cose che io come uomo non saprò mai. La mia adolescenza è stata essenzialmente un’oscillazione tra masturbazione e pallone (scherzo, naturalmente, non ho mai amato il pallone, lo sostituivo con arrampicate ed esplorazioni di grotte e giri in bici), Com’è la vostra? Come posso raccontare una donna se non ho idea di cosa può aver vissuto negli anni che più ci segnano?

Ditemi, vi ascolto.

PS: credo che questo post risponda anche ad alcune domande / dubbi di Minnie, esposte in un commento al primo post. Ah Minnie: cristo quanto mi piace il tuo blog.

La prima cosa che mi ha colpito di Virginia (così vuole farsi chiamare, in onore di Virginia Wolf) è stata la terza persona con si è appellata a me, addirittura maiuscolata; la seconda quanto la sua descrizione odori di ottimismo e di vita presa con semplicità, uno sguardo solare alle cose: la terza, quanti punti in comune io trovi con voi quando mi parlate di voi. Sono sempre più convinto che, anche attraverso il ponte dei sessi, siamo tutti sostanzialmente simili, e non c’è gran differenza tra me e l’aborigeno australiano. “Ogni morte di uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’umanità.”

Dimmi, Virginia.

Salve!
Ho accolto il Suo invito a raccontarmi al volo, questa sera avevo voglia di scrivere – in realtà dovrei scrivere le ultime pagine della mia tesi; quale migliore occasione.
Sono una ragazza di 22 anni, riservata e apparentemente timida –  in certe situazioni riesco a imbarazzarmi parecchio. Generalmente molto gentile con tutti – tanto che talvolta sembra sia chi riceve il mio aiuto a farmi un favore. Paziente e superficialmente calma – riesco a mordermi la lingua, contare fino a cento e porgere l’altra guancia insieme. Tutto sommato sono molto permalosa, brontolona, polemica, testarda, disordinatissima e qualcuno mi ritiene opportunista. Sono forse due donne in una? Può essere. Forse anche più di due.
Per non perdermi nel mio disordine – sebbene nel mio disordine riesca sempre a trovare ogni cosa e a non perdere nessun filo – ho deciso di rispondere alle domande da Lei poste nell’ordine in cui le ha scritte….. Anzi no, ci ho ripensato!
Non sono sposata, non ho figli, non ho nemmeno un ragazzo. Sono attratta solitamente da ragazzi che curano il  proprio bagaglio culturale piuttosto che il proprio aspetto esteriore. Credo che abbiano un fascino particolare e impagabile, ma che troppo spesso siano presi da se stessi.
I miei genitori sono le persone più riservate che conosca. Mio padre a volte è un po’ spavaldo ma a me fa divertire e sono legata a lui da un affetto immenso e da un senso di protezione mio nei suoi confronti. Con mia madre litighiamo spesso a causa del mio disordine, del mio essere distratta ed incappare talvolta in pasticci, del mio essere poltrona nei lavori domestici, della mia testardaggine, del mio essere spesso “acida” nei suoi confronti (a causa delle sue lamentele). Le voglio comunque un gran bene e mi piace coccolarle le guance rosa e morbide.
I miei genitori mi hanno insegnato a rispettare le regole, rispettare me stessa,  rispettare loro, rispettare gli altri. Mi hanno insegnato la non violenza e la difesa in seguito a un’offesa. Mi hanno insegnato la diffidenza verso lo sconosciuto e il conoscente/conosciuto. Mi hanno insegnato anche a diffidare di me stessa, perché anche io posso sbagliare. Mi hanno insegnato a ragionare con la mia testa ma ad ascoltare anche i loro consigli – spesso non li ho seguiti, e non sempre ho fatto male.
Il mio gesto più caratteristico credo siano le mie espressioni facciali, il mio arrossire in situazioni imbarazzanti, il mio calmo silenzio.
Ad una cena dove conosco poche persone sono sicuramente più prolissa che ad una cena in cui conosco tutti ma non tutti mi vanno a genio.
Le mie piccole manie sono il dire sempre “grazie”, dormire con l’orsacchiotto, comprare vestiti color viola, riti vari prima degli esami all’università, leggere in continuazione, bere tanto caffè, bere qualsiasi cosa senza zucchero, non bere coca, fanta e sprite perché sono cancerogene. Quando ero piccola avevo la mania dei numeri pari: ero arrivata a dire ben sedici volte “buonanotte” tra mamma, babbo e fratello, perché così mi sentivo apposto con la coscienza.
Se incontro qualcuno che mi attrae fisicamente non succede molto. Se mi attrae anche mentalmente dentro di me succede di tutto, fuori arrossisco e mi imbarazzo. Ma poi riesco a superare l’imbarazzo e farmi avanti.
Non odio nessuno. Tutte le persone con cui sono stata molto amica e poi per qualche ragionevole motivo ho allontanato dalla mia vita, rimangono conoscenze che col tempo riesco a perdonare e accogliere col sorriso e una stratta di mano.
La paura che ignoro è quella degli esami, infatti molti mi invidiano per la mia tranquillità, e mi compiaccio. Le paure che invece non riesco ad ignorare sono quelle di cadere dalle scale e di essere investita – spesso resto anche cinque minuti sulle strisce pedonali in attesa che nessuna macchina sia in carreggiata.
Non mi sono costruita nessuna gabbia se non quella di avere una stanza tutta per me in cui leggere, scrivere, progettare.
Il senso delle mie giornate è dato dal mio essere al mondo, dal mio essere curiosa e dal mio amore per la vita, le persone, la letteratura e dalla fiducia in me e in tutte le donne.

V 2

Ho parlato ancora un po’ con V, e prima di pubblicare i racconti di altre persone volevo continuare il suo. Quelle che leggerete sono le risposte alle mie indelicate domande.

Come vivo il vaginismo? Male.
Con stress.
Più che altro è frustrante, perché non sempre riesci a fare l’amore, devono esserci sempre tutte le condizioni giuste.
E devo essere rilassata, sennò non funziona.

Per molti anni l’ho vissuto con sensi di colpa, perché. I miei vari ex non capivano dove fosse il problema, io non stavo a spiegarglielo, e mi chiedevo se non fosse sbagliato il non avere rapporti con loro.
Anche ora, quando capita, mi sembra di fare un torto a mio marito.
Poi passa, anche perché non è che sono io a far torto agli altri.

Il tentativo di stupro…
Io ancora mi chiedo se i miei problemi sessuali derivino da quello o, da una certa impostazione di base per cui “non lo farai con uno che non sia il tuo legittimo uomo” (o magari solamente, non lo amavo davvero, ci stavo insieme solo per comodità, pigrizia, o per il gusto di fare qualcosa di diverso… pensa, V, lo amavi davvero, M? No, credo di no)

Magari invece risale a un qualche trauma cacciato in fondo all’inconscio. Chi può dirlo?
Ho subito anche molestie, come tantissime donne… gente che si struscia troppo sull’autobus, cose di questo tipo. Che vai a dirgli, a parte “tieni giù le mani”?
Il problema è questo paese. Il maschilismo-machismo-fallocrazia che imperversa ovunque.

Forse dovrei fare psicoterapia, non so.
Da qualche tempo provo con la meditazione.

Il fatto che riesca a parlarne, anche sapendo che altre persone leggeranno quanto ti raccondo, comunque, mi sembra (credo) dimostri che lo sto superando? O che mi sto facendo l’ennesima illusione?

L’ altra volta ho dimenticato qualche domanda…

Non ho figli e credo di non volerne, al momento.

La parte oscura di V è un luogo in cui scorre il sangue dei suoi “nemici”… avversari, vecchi compagni bulli, vicini rompiballe, sindaci mafiosi, palazzinari…
V cerca di tenerlo a bada, il posto buio, e gli istinti si sfogano in sogni notturni in cui lei è protagonista di stragi degne di Jason e Freddie.

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Riporta pure le mie esperienze sul blog, mi protegge già l’anonimato!

Le molestie. Può essere chiunque. Giovane, vecchio, italiano o straniero, le molestie non hanno nazionalità. Ho notato che chi molesta spesso è di mezza età, intorno ai quaranta, e non sono poveracci.

Non voglio figli non perché non credo che sarei una buona madre.
Semplicemente, non mi sento di spendere tempo e forze per qualcuno che – anche se mio figlio – sarà pur sempre un piccolo sconosciuto. Forse cambierò idea. Forse no. Non mi pongo limitazioni, in questo senso, l’unica punto fermo: non ho intenzione di far figli se non sono io per prima del tutto convinta.
Per la fatica, immagino.
Per l’impegno che ci vuole a tirar su un figlio.

Sì, sogno di far del male alle persone. Di solito quando sono molto tesa, quando i problemi sono più del solito.
E non sono mai bei sogni. Mi piace pensare di essere una persona pacifica.
Lo scoprire che nel mio subcoscio farei a pezzi della gente non è divertente.

Sbagliato

Ho qualcosa di sbagliato se sono essenzialmente d’accordo con tutte le critiche mosse al blog?

L’anguilla, ad esempio, mi boccia in toto l’esperimento. E la precisione delle critiche è quella che mi fa traballare maggiormente. “far delle proprie debolezze un’identità”. Si capisce così tanto il mio modo di pensare?

Sì, io credo che l’oscurità di una persona spieghi tanto di lei, determini molti dei suoi comportamenti e delle sue azioni, forse perché in questo periodo il mio lato buio determina molte cose.

Un uomo (o una donna) è la somma delle sue debolezze? No. L’anguilla ha ragione su questo. Devo probabilmente riproporzionare la cosa e correggere il tiro. Ma un piccolo lato testardo di me rimane convinto che il modo in cui reagisce alla debolezze dica molto di una persona.

L’anguilla sostiene anche il mio blog gli sa di “Vetrine di Amsterdam”. Anche in questo caso, come dargli torto? Quando una persona racconta di se quanto ha raccontato V, come non si può provare disagio nell’esporlo al mondo? Io l’ho provato. Eppure da queste “vetrine” ho già raccolto spunti per ragionamenti e riflessioni.

Facciamo l’esempio con V, di quello che definirò eufemisticamente il suo inconveniente con il suo ragazzo. E’ impossibile che un uomo possa parlare di queste cose senza che le donne lo ascoltino con un’accetta alzata, pronti a mozzargli l’indice al minimo segno di scivolone. Bene, facciamolo subito. Io capisco lui. Alt, buoni. Io mi auguro che ad ogni violentatore venga tagliato l’uccello, non incontrerete nessun uomo che abbia una reazione forte contro lo stupro quanto me. Quello che voglio dire è che conosco i suoi processi mentali. Non so come sia per la donna, ma per noi uomini è il desiderio sessuale è una sete feroce, che se non placata può diventare straziante. E so cosa proviamo quando una donna non ci si concede, quel misto di sentirsi negare l’acqua da chi ce l’ha,  un pensare “ma come? l’ho portata fuori a cena e l’ho ascoltata ed ho pagato e niente?”, e una sensazione umiliante di essere stato rifiutato, scartato, giudicato non adeguato. Un uomo a tutto ciò potrà reagire con la rabbia e la violenza? Sicuro. Ripeto, condanno l’azione, ma conosco i percorsi e le sensazioni che portano ad essa.

Ma il racconto di V mi ha fatto forse capire di più cosa può essere per l’altro lato. stai uscendo con un ragazzo, è carino con te, tutto va bene. Solo insiste e insiste, ed ad un certo punto diventa qualcos’altro. Insomma è il tuo ragazzo, ti piace, è gentile con te e ride alle tue battute. Ed ad un certo punto diventa qualcos’altro, qualcosa che ti aggredisce, come un brutto film dell’errore, e cerca di fare quelle cose, e tutto sembra completamente irreale.

Ecco, una riflessione così sulla cosa non l’avevo fatta. E credo che averla fatta mi abbia arricchito come persona prima che come scrittore.

E quindi questo blog comincia a svolgere la funzione che mi auguravo. Aiutarmi a fare il salto.

Ora alcune premesse, prima di venire bombardato. Non credo assolutamente di poter immaginare cosa si prova in queste situazioni. Sono il primo ad essere convinto che un uomo che parla di donne in fondo è solo un uomo che parla di donne. Ne’ voglio ridurre il bellissimo racconto di V ai suoi particolari più scabrosi; V, che ancora odia chi gli ha tagliato l’albero.

Sono andato un po’ fuori strada. Si parlava di critiche al blog. L’anguilla ne fa altre, e tutte azzeccate (sono solo una foto statica, non un rapporto dinamico), tutte giuste, Così come F che mi dice che tutta la cosa gli sa’ un po ‘ di rotocalco. Tutto vero, ma c’è un’altra cosa.

Mia sorella studia a voce alta. Di conseguenza, quando preparava un esame all’università lo preparavo anche io. Preparò un esame su Eduardo de Filippo, e mi raccontò che Eduardo si faceva spesso una capatina al tribunale di Napoli, perché lo considerava una fonte di ispirazione ed uno spaccato sull’animo umano. Ecco io volevo fare una cosa così.

Adesso dovrei trovare un modo di chiudere arguto ma non mi viene in mente niente.

Storia di V

Esito. So che è questo il motivo per cui il blog è nato, ma quando hai la sensazione che qualcuno sia sia aperto a te come un bellissimo fiore, e concesso un breve tour guidato della sua anima, credo sia normale esitare prima di mettere il tutto sotto gli occhi del sole. Eppure è esattamente questo il motivo per cui siamo qui.

Ho chiesto a V con quale pseudonimo voleva essere chiamata. Mi ha detto di troncare il suo nome (odia l’impaccio e l’ingombro), ma poi ha pensato che forse una semplice V sarebbe stata meglio. 

 

Ma forse una semplice V sarebbe meglio.
V come verde, il mio colore preferito, V come vento, viola, volto, verità.
Vanità.
V si è sempre sentita brutta, inadeguata, da la colpa ai compagni di classe, ma ora, a 35 anni quasi compiuti, si chiede se questo non sia un sistema per togliersi delle responsabilità. V non è brutta, lo sa, ne è cosciente, non è come quelle persone con problemi di autostima che si vedono grasse come in uno specchio deformante.
V non risponde ai suoi criteri di bellezza. Ha un tipo di bellezza che non le interessa. Non lo riconosce.
Ha un’atteggiamento ironico, tende a non prendere troppo la realtà sul serio, non si prende lei stessa, sul serio. È conscia di avere in sé molte contraddizioni.
L’essere molto critica, ma nello stesso tempo indulgente.
“Sono pigra. Pigrissima, e non faccio nulla per cambiare.” Nulla di serio, per lo meno. questo talvolta le fa venire dei sensi di colpa… retaggio della società maschilista.

Un gesto caratteristico… potrebbe essere il mordersi le unghie. O tentare di smettere. (La coscienza di Zeno, unghie al posto delle sigarette) Sono anni che tento di perdere il vizio. Non mi è mai riuscito per più di qualche mese. Ora ci sto provando di nuovo.
Ancora: sensi di colpa? No, non proprio. Non mi curo come dovrei.
I peli, per esempio. I peli non mi piacciono, mi depilerei totalmente, ma sono troppo pigra per farlo.
Cene, feste… Da un lato c’è la V che vorrebbe continuare a guardare con distacco il resto del mondo che prosegue, dall’altro la V che risponde a chiunque si metta a parlare con lei.
Se incontro qualcuno che mi attrae, semplicemente, lo ignoro. L’ultimo con cui ho provato a fare qualcosa, me lo sono sposato, e siccome sono fondamentalmente (o pigramente?) monogama, tendo a non vedere proprio gli altri uomini…
Sono decisamente eterosessuale.

La persona che odio di più? Non credo di odiare qualcuno. Non persone specifiche. Odio chi maltratta gli animali, i deboli. È un concetto vago, quasi retorico. I prepotenti. Quelli che ammazzano i gatti…
Ho odiato per un breve momento un uomo, qualche anno fa. C’era un albero, non previsto dal piano comunale, cresciuto in un parcheggio. Era un carpino, uno di quegli alberi che in vent’anni diventano grandi, e hanno bisogno di potature per non far danni. Quello era enorme. Non lo avevano mai potato perché non era previsto. Lui ce l’aveva fatta a dispetto dell’asfalto, delle auto, contro tutto e tutti. Una volta si ruppe un ramo, che finì sulla macchina parcheggiata sotto. La proprietaria fece causa, e il comune non trovò altra soluzione che abbatterlo, invece di cominciare a curarlo.
Al di là della perdita fisica (quante ore ad aspettare i miei accompagnatori, sotto la sua ombra) mi dispiaceva proprio per lui. quando l’ho visto, c’erano i giardinieri che caricavano i pezzi sul furgnone. Mi sono messa a piangere. Il giardiniere capo mi ha detto, oh, piagni pe’ ‘n’albero! ridendo. L’ho odiato.
Poi è passata.

Sono una persona particolare, come me ce ne staranno tanti, sono sicura, ma non abbastanza. Sono iperempatica.
Una volta mi è capitato di vedere una madre con la figlia. In una pizzeria, a un centro commerciale. Lei era bionda, da lontano sembrava giovane, da vicino si vedevano le occhiaie e le rughe. La bambina poteva avere cinque come dieci anni. La madre la teneva in braccio, come una pietà. La bimba era cataonica. Guardava nel vuoto, la bocca aperta, e la madre la imboccava, scherzandoci, dai, chiudi questa bocca. Mi sono dovuta allontanare per non farla accorgere che piangevo. Che mi è preso? Io ho anche fatto volontariato con i disabili, quella reazione era davvero… davvero. Inaspettata.
Di cosa ho paura? Forse di questo. Forse no. Ho un gatto neurologico, traballa, non si regge bene in piedi, ha forti tremori quando mangia, eppure esprime una gran voglia di vivere. Glielo permetto meglio che posso. Al meglio delle mie possibilità. Lo aiuto nella lettiera, lo pulisco se si sporca, lo coccolo quando ne ha bisogno e gli permetto di dormire vicino al mio viso. Mi incazzo pure, con lui. So che non è colpa sua, che non può farci niente, ma incazzo lo stesso. E poi mi sento in colpa.

Paura del dolore? Mah, soffro di dismenorrea, dovrei esserci abituata…

Forse ho paura di perdere quello che ho. I gatti, mio marito, la mia famiglia.

Non pago nessuno, per combattere questa paura. Scrivo. Ci provo.
La esorcizzo pensando a cose belle.
Boschi, gatti e cani, dolci, biscotti al burro.
Ho una fobia, però. Vespe.
E sì che il mio sogno è un casale con della terra.
Avere della terra e coltivare un orto. Come mia nonna. Metterei cespugli di ribes e lamponi, li coglierei, con mia madre, e faremmo la marmellata. Terrei qualche gallina, per le uova.

Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?
Cerco di mantenere una certa disciplina negli orari… non mi riesce. Soffro di insonnia primaria, e tendo a dormire molto la mattina.
Non scrivo sempre, devo avere ben presente tutta la trama, o per lo meno, gli archi narrativi della vicenda.
Non pranzo quasi mai. Curo i gatti, pulisco le loro lettiere, raramente esco, la sera faccio walking.
Prima correvo. Quando studiavo. Andavo al parco a correre. Poi tra una cosa e l’altra, gli ultimi esami all’università, il cambiamento di casa… e mi mancava, lattività fisica! Solo che per colpa di un sospetto di ernia, il dottore mi dice che è meglio che non corra…
Ma camminare va bene.

I miei genitori… li amo, logico, li ringrazio per ome mi hanno fatto, come mi hanno educata, ma non vorrei mai essere come loro, loro non comunicano. Non si parlano. Vivono da separati in casa. Da coppia perfetta che erano ai miei occhi di bambina, sono diventati la personificazione dell’ipocrisia cattolico-perbenista che dilaga in questo paese.
Non vorrei mai essere come loro.
Non che possa diventarlo.

Il sesso è stato un problema per molto tempo. E lo è ancora.
Faccio fatica a lasciarmi andare. Se questo derivi da quel lato oscuro dell’educazione cattolica, non lo so.
Ho subito un tentativo di stupro andato male. Tentativo. Strana definizione. Con lui ci stavo insieme. Insisteva, e sai com’è.
Negati oggi, negati domani, l’occasione capita. Capita sempre.
Non è riuscito a far nulla. Vaginismo, mi pare di aver sbirciato sul web.
Non ne ho parlato con nessuno, in giro, solo con mio marito.

Con lui è andata meglio. Ancora non ho finito il percorso… ma finora il sesso ha un sapore salato.
Il che non è un male, io preferisco il salato.

Sono vegetariana. Sono passata dalla carne quasi cruda alla quasi assenza di derivati animali.
Scelta etica. Non posso sopportare di causare la morte di qualcuno per la mia golosità.
Ora non mi manca più… i primi tempi sono stati un po’ difficili, però.
Soprattutto mi manca quel sapore denso e salato.

Si inizia, domande

Iniziate a rispondermi. E a rimproverarmi, giustamente: troppo generico. Cosa vuoi che ti racconto, come faccio a dirti cosa siano e cosa pensino le donne, così in generale? Fammi delle domande, mi chiede un’innominata ( a tal proposito, ditemi con quali pseudonimo volete che io parli di voi). Dacci delle situazioni, mi dice qualcun altro, e noi ti diremo come ci comporteremmo.

Allora dimmi, sconosciuta con le dita sulla tastiera, chi sei? Qual’è il tuo gesto più caratteristico? Ad una cena dove conosci poche persone come ti comporti? Quali sono le tue piccole manie? E se incontri qualcuno che ti attira fisicamente, quali sono i tuoi percorsi mentali e le tue azioni? Chi è la persona che odi più al mondo, che non perdonerai mai? Qual è la paura che ignori, perché solo ignorandola riesci a funzionare? O paghi qualcuno per parlarne, a ore di 50 minuti , e magari la affronti ogni giorno, semplicemente per essere in grado di uscire di casa? Quale gabbia ti sei costruita, e cosa da senso alle tue giornate?

Come sono i tuoi genitori? che impatto hanno avuto sul tuo guardarti allo specchio, sulla forma precisa che sei ora, e sul giudizio che dai a questa forma?

Che cos’è per te il sesso? Quale pensiero ti eccita, prima e mentre stai facendo l’amore? E che sapore ti rimane in bocca, dopo? Quale errore continui a commettere con gli uomini che hai incontrato? Sei in una relazione stabile? Hai figli? Cosa non ammetti nemmeno a te stessa?

Ti ascolto.